domenica 18 giugno 2017

"I FIORI DELL'IGNOTO" di Pietro Trevisan: 391° pagina.


raccontato storie e leggende a Loraisan e ai suoi fratelli e sorelle prima di essere mandati a letto. Con le sue proverbiali doti di narratore, aveva rievocato la leggenda di un Re dei Giganti antidiluviani, che aveva cercato di invadere il regno del Giardino delle Rose molti millenni prima, per impossessarsi delle favolose ricchezze che vi erano nascoste.

Il Re dei Giganti, una volta penetrato nei labirinti del regno incantato dei Nani, vi si era perso assieme a tutti i suoi guerrieri, e di loro non si era più saputo nulla. Da allora i Giganti non avevano più osato attaccare i Nani, ed erano sempre stati bene attenti a non farseli nemici in qualsiasi modo.

Molto tempo dopo,  nelle epoche successive al Diluvio, era invece toccato a un Re degli Uomini cercare di attaccare il favoloso Zerennal Baras, provenendo dalle vaste steppe d’Oriente, appena aldilà delle Montagne della Luna.

Non erano certo potenti come i Giganti, ma facevano paura a tutti gli altri popoli. Era un’orda di guerrieri nomadi bruni, dalla pelle olivastra, che erano giunti cavalcando da un paese sconosciuto oltre le grandi praterie che si stendevano ad est del Veltyan, forse dai piedi delle Montagne Celesti.

Questi guerrieri a cavallo avevano sentito parlare del favoloso regno dei Nani, delle sale con le pareti e le porte rivestite d’oro, dei giardini di rose multicolori costellati di statue di smeraldo, rubino e zaffiro,  dei palazzi fatti di labirinti di specchi d’argento e colonne di diamante, illuminati da gemme che splendevano di luce propria.

Ma non avevano badato alle altre leggende, quelle che parlavano degli orrendi mostri che i Nani avevano posto a guardia delle loro immense ricchezze, e quando gli invasori orientali avevano raggiunto le Montagne della Luna ed erano riusciti, non si sa come, ad abbattere le porte d’acciaio adamantino che chiudevano gli accessi al regno sotterraneo, si erano trovati di fronte orrori senza nome.

I guerrieri invasori erano stati quasi tutti massacrati e fatti a pezzi, e coloro che erano riusciti a sfuggire, si dice che fossero impazziti tutti quanti.

Le donne e i bambini di quel popolo tornarono indietro, nelle steppe orientali, e non si fecero più vedere sulle Montagne della Luna, né in altre contrade del Veltyan.

Ancora adesso, nella valle di fronte alle cime del Giardino delle Rose, c’era un grande prato che veniva chiamato Campo del Sangue, perché la gente del posto ricorda ancora il giorno in cui furono trovati i corpi degli invasori, a migliaia, tutti letteralmente ridotti a pezzi da una forza misteriosa.

Nessuno aveva assistito alla battaglia di fronte alle porte del Giardino delle Rose, perché la gente del posto era fuggita nelle valli vicine di fronte all’orda barbarica; ma spaventose urla e boati, e sinistri lampi erano giunti oltre le cime del Giardino delle Rose, e per molti anni i valligiani avevano avuto paura ad avvicinarsi al Campo del Sangue, che veniva reputato un luogo maledetto.

Prukhu non aveva voluto raccontare tutto, e aveva detto che certe cose non bisogna raccontarle ai bambini, perché spaventavano anche i grandi.

Magari l’aveva detto solo per aumentare l’effetto di paura e mistero, ma questo Loraisan non poteva saperlo. Anche perché Prukhu, ogni volta che narrava una storia, a grandi o a piccini, dava sempre l’impressione di sapere di più di quel che rivelava.

Anche i Sileni, che pure sono sempre stati in buoni rapporti con i Nani, erano molto prudenti nell’avvicinarsi alle loro dimore. Eppure era dai Nani stessi che Prukhu e quelli della sua gente avevano imparato tante storie, tanti segreti, così come, in minor misura, li avevano imparati anche gli Uomini.

I Sileni avevano ricevuto molto più spesso il privilegio di visitare le dimore dei Nani nello Zerennal Baras. E per questo i loro vecchi saggi, come Prukhu, conoscevano storie e misteri che venivano da tutte le epoche e da tutti i paesi.

Dai Nani, i Sileni non avevano appreso segreti alchemici, ma in fin dei conti ai Sileni l’alchimia non interessava più di tanto.

Gli Uomini invece conoscevano un poco solo i dedali di gallerie che si stendevano sotto le loro città, dove vivevano i Nani immigrati nei territori centrali del Veltyan. Ma alcuni dicevano che da quegli stessi labirinti si dipartivano lunghissime ed ampie gallerie che conducevano al Giardino delle Rose, e da lì verso altre catene di monti, sparse in tutto il mondo.

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venerdì 16 giugno 2017

"I FIORI DELL'IGNOTO" di Pietro Trevisan: 390° pagina.


Insomma, era una bella confusione, eppure Loraisan la capiva, perché lo affascinava questa suddivisione del tempo del mondo in Grandi Anni divisi ognuno in tredici Grandi Ere-Mesi. L’idea di ere così lunghe, di periodi di tempo che apparivano spaventosi per la loro vastità, lo impressionavano e lo affascinavano come poche cose al mondo.

Anche per le implicazioni e le credenze che li riguardavano.

Secondo le tradizioni dei Nani, Kellur viveva nel Grande Anno 17.395 dalla sua nascita. Cioè viveva da un tempo inconcepibile per gli Uomini, di fronte alla quale la durata non di una, ma di mille vite di Uomini sarebbe stata brevissima, il tempo di un giorno.

Un periodo di tempo che spaventava per l’abissalità della sua lunghezza. Milioni e milioni di anni solari, innumerevoli ere che si erano succedute sulla Madre Terra dalla sua nascita, e in cui gli Uomini erano praticamente nati nemmeno ieri, ma oggi, a distanza di poche ore nel passato.

Un’altra tradizione che avevano i Nani, e che avevano trasmesso agli Uomini, era che allo scadere di ogni Grande Anno avvenisse nel mondo un grande cambiamento, un rinnovamento delle cose, perché il ciclo del tempo si chiudeva, e ne cominciava un altro.

Ma anche fra la fine di un’Era Astrale e l’inizio di un’altra, doveva succedere qualcosa di importante, un qualche mutamento nelle vicende di Kellur. E solo i Nani conoscevano la chiave di questi mutamenti, il loro significato.

I Nani. Gli Elfi delle Tenebre, per i quali le tenebre erano luce. Quante cose dovevano sapere, quante cose dovevano avere scoperto e imparato nel lento scorrere dei millenni. La loro saggezza risaliva a molto tempo prima della nascita dei primi Uomini, e il libro diceva che la loro grande civiltà aveva visto lo scorrere di molti Grandi Anni. Non si sapeva neanche quanti.

Il loro era un sapere nascosto, che non concedevano alle Stirpi più giovani, se non in poche stille, perché non le ritenevano degne di ricevere tutta la loro sapienza. Essi si nascondevano nel sottosuolo, e nessuno sapeva per quanto si estendeva il loro dominio segreto. Alcuni dicevano che i Nani fossero milioni e milioni, e che la rete di gallerie che avevano scavato si estendesse sotto tutti i continenti della Madre Terra, passando persino sotto i fondali degli oceani. Loraisan provava un fascino irresistibile per i Nani, e nello stesso tempo ne aveva paura.

Lo riempivano di emozione le descrizioni dei regni dei Nani riportati nei libri e rappresentati da illustrazioni favolose, e gli faceva volare la fantasia l’idea di quei dedali di gigantesche gallerie nel sottosuolo, che arrivavano non si sa dove, di grandi città scavate in immense caverne e in altrettanti labirinti di gallerie e di sale, sostenute da colonne di cristallo luminoso, piene di ogni sorta di tesori, di oro e gioielli e di vasti giardini fioriti illuminati da grandi lampade perenni, lo riempiva di emozione. Forse quelle descrizioni erano delle esagerazioni mitiche, poiché sembrava che pochissimi Uomini avessero avuto l’occasione e il permesso di visitare in lungo e in largo i domini degli Elfi delle Tenebre. Ma Loraisan non aveva ancora imparato a distinguere sempre fra le leggende e le favole e la realtà.

Ma assieme a quelle descrizioni, ce ne erano altre, che non erano altrettanto favolose e meravigliose, ma semmai inquietanti.

I libri dicevano che molti di quei segreti celati dai Nani, nascosti in cavità ancora più profonde, erano mostri orrendi celati nelle tenebre, o nelle acque di laghi e fiumi sotterranei, e quelli popolavano i suoi incubi.

Le leggende dicevano anche che il regno dei Nani confinava con le porte degli Inferi, e che avevano rapporti con le anime dei defunti che vivevano sotto di loro.

Uno dei suoi terrori più abituali, nel silenzio della notte, era che da quei luoghi nascosti e profondi risalissero silenziosamente degli orrori striscianti, e si aggirassero sulla superficie alla ricerca di vittime.

C’erano molte leggende sui draghi ed i basilischi e altre creature come piovre giganti ed enormi serpenti o vermi colossali, o giganteschi pipistrelli, che i Nani allevavano come animali domestici, dentro le cavità più grandi.
Ce n’era una in particolare, che l’aveva sempre colpito per l’orrore e il senso del mistero che evocava. L’aveva sentita una di quelle sere d’inverno attorno al focolare in cui Prukhu aveva

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domenica 11 giugno 2017

"I FIORI DELL'IGNOTO" di Pietro Trevisan. 389° pagina.


passaggio da un’area del cielo all’altra nel giorno dell’equinozio di primavera, ognuna presieduta da una particolare costellazione.

Tale misurazione era basata sul fatto che per i Thyrsenna, così come per i popoli dell’Oriente, l’equinozio di primavera era il primo giorno dell’anno. Il giorno in cui Sil, la Madre della Luce, trionfava sulle tenebre, e i giorni divenivano più lunghi della notte.

Dopo ogni 2016 anni, la precessione degli equinozi risultava spostata di ben 28 giorni, cioè un intero mese zodiacale, che corrispondeva a una delle tredici aree del cielo in cui il sole sorgeva nel corso dell’anno.

Se per esempio ci si trovava all’inizio dell’Era del Leone, cioè nell’era in cui il sole all’equinozio sorgeva nella costellazione del Leone, dopo 2016 anni esso sorgeva invece nella costellazione del Granchio, cioè la costellazione precedente nel ciclo annuale.

Con sorpresa ed estremo interesse, Loraisan scoprì dai libri di astronomia della biblioteca dell’eremo, che ci si trovava proprio alla fine dell’Era dei Gemelli, e stava per cominciare l’Era del Toro.

Prima dell’Era dei Gemelli c’era stata l’Era del Granchio, in cui era sorto il regno del Veltyan, e prima ancora c’era stata l’Era del Leone, che era finita poco prima del Diluvio.

I Giganti avevano dominato durante quattro Ere Astrali: quella dell’Aquila, della Bilancia, della Fanciulla e infine quella del Leone.

Dopo 26.226 anni, cioè dopo tredici Ere Astrali più diciotto anni di intermezzo per colmare il disavanzo bisestile, si compiva il Grande Anno. Tale fine del ciclo avveniva al concludersi dell’Era dei Pesci e all’inizio dell’Era del Tritone. Questo perché i Tritoni erano la Stirpe Primeva, quella che per prima aveva abitato Kellur, la Madre Terra. E quindi, il loro segno celeste veniva considerato il più antico di tutti.

Secondo questo computo, l’Era del Toro sarebbe dovuta cominciare nell’anno 3112 d.F.R.A. e finire nel 5127.  Poi ci sarebbe stata l’Era dell’Ariete dal 5128 al 7143, l’Era dei Pesci dal 7144 al 9159,  poi ci sarebbe stato l’intermezzo di diciotto anni, e nel remotissimo 9176 sarebbe cominciato il nuovo Grande Anno.

Ma c’era qualcosa di strano in tutto quel computo: perché se adesso ci si trovava alla fine dell’Era dei Gemelli e all’inizio di quella del Toro, allora l’equinozio avrebbe dovuto cadere appunto nel primo giorno del mese dei Gemelli e fra poco avrebbe dovuto cominciare nell’ultimo giorno del Toro. Perché invece cadeva il primo giorno del mese dell’Ariete?

La risposta venne a Loraisan dal proseguire nella lettura. Scoprì che in realtà il computo dei mesi e degli anni, e la suddivisione del cielo in costellazioni derivavano dal sapere dei Nani, che ricorrentemente nel corso dei millenni erano stati spesso i maestri degli Uomini, non solo quando avevano insegnato loro le prime arti dell’alchimia, ma anche nelle epoche precedenti, anche molto tempo prima del Diluvio.

Erano stati loro, in un passato remotissimo e dimenticato, anche prima della comparsa degli Uomini, a stabilire quella divisione del tempo.

Non si sapeva bene quando i Nani avessero insegnato agli Uomini il computo del tempo, ma doveva essere successo in un’epoca remotissima, proprio alle origini della comparsa dell’umanità sulla Madre Terra. E doveva essere stata appunto durante l’ultima Era dell’Ariete, cioè circa venticinquemila anni prima, in un’epoca di cui non si sapeva più nulla e non si aveva nessuna reliquia. Un’era precedente alla stessa comparsa dei Giganti.

Da allora, gli Uomini, nella loro ignoranza e nel loro pressapochismo, avevano imparato la suddivisione del tempo dai Nani e la divisione del cielo in costellazioni, ma non avevano capito la precessione degli equinozi, e non avevano adottato la consuetudine dei Nani di spostare l’equinozio di primavera di un giorno prima ogni settantadue anni, come sarebbe stato giusto, e quindi il calendario delle stagioni era rimasto sempre quello da migliaia e migliaia di anni. Semplicemente, dovevano aver spostato tutto il calendario anziché solo gli equinozi ed i solstizi ricorrentemente nel corso delle epoche.

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